
Sexual Pleasure
Sulla scrivania erano poggiati diversi fogli, retti da un fermacarte composto da un raro e costoso minerale.
Il portapenne conteneva un solo righello e una penna stilografica, che a solo guardarla sembrava costare un occhio della testa.
Poco distante da un raffinato monitor al plasma, abbinato al corredo elettronico presente nella stanza, vi erano tre cornici d’argento che esponevano in tutta la loro bellezza delle foto.
Ma il mio sguardo cadde su un prezioso anello di diamanti posto all’anulare di una trentacinquenne.
La donna aveva tra le mani il mio curriculum che leggeva avida, quasi volesse scorgere una qualsiasi infrazione fatta nel campo lavorativo e avere quindi una buona scusante per dire ‘’Le faremo sapere” ovvero un “Il prossimo”
Distolsi lo sguardo concentrandomi su quella vasta finestra, alle spalle della scrivania di legno ciliegio, che mostrava un meraviglioso paesaggio.
Mi risvegliai però all’udire del mio nome, la trentacinquenne si tolse gli occhiali, indossati per leggere, e li poggiò vicino al fermacarte, prese poi un sorso di te, ancora stranamente caldo, da una tazza e, alzando un sopracciglio si mise ad osservarmi con una tale insistenza che mi metteva in soggezione. Osservava ogni minimo particolare di me, dallo smalto che avevo messo ai piedi la mattina precedente, fino al piccolo riccio ribelle che rovinava la mia mossa capigliatura, mi sentivo a disagio e pregavo mentalmente con tutta me stessa che questa “tortura” finisse il prima possibile.
<< Signorina Russell, il suo è un ottimo curriculum non c’è che dire… >>
Da come aveva fermato la frase era ovvio che dovesse continuare a parlare, e la frase che ci sarebbe stata dopo a mio parere non sarebbe stata positiva, infatti..
<<ma credo che lei non sia qualificata per questo determinato lavoro che offriamo noi, lei si troverebbe molto meglio in un settore più all’avanguardia, il posto di lavoro che offriamo noi e indicato per gente meno sofisticata>>
Dapprima credevo che stesse scherzando, ma poi visto lo sguardo con il quale mi guardava, capii che mi stava scartando.
Feci un falso sorriso per educazione << Capisco… bhe la ringrazio per avermi dedicato un colloquio e mi spiace di averle fatto perdere solamente del tempo prezioso, spero che troverete al più presto un impiegato che vi soddisfi.. buona giornata >> mi alzai in piedi e non potei esimermi dal fare un piccola smorfia di dolore, provocata dal tacco troppo alto, queste scarpe mi uccidono i piedi.
Arrivai fino all’ascensore con stampato in viso quel falso sorriso, ma una volta entrata nell’ascensore scoppiai in un pianto disperato.. era la terza azienda a cui presentavo il mio curriculum ed era la terza agenzia che mi scartava, con scuse sempre più banali.
Estrassi dalla borsetta una salvietta struccante e corressi quelle piccole sbavature di elayner provocate dalle poche lacrime che avevano solcato il mio viso, poi con della cipria corressi le imperfezioni e con della matita nera ricalcai il contorno dell’occhio.
Riposai tutto nella borsetta e mi preparai a sfoggiare nuovamente quel falso sorriso.
Appena uscii da quel vittoriano edificio un tuono squarciò il cielo, seguito poi da una cascata di pioggia fine e sottile ma forte e impetuosa.
Non avevo ombrello e oramai ero zuppa d’acqua, i capelli erano bagnati e attaccati al viso, il trucco stava colando sul mio viso donando righe nere al mio pallore e la maglietta bianca era divenuta trasparente e ora cadeva aderente mostrando il mio reggiseno in pizzo nero.
Agitai la mano urlando “Taxi” nella speranza che una macchina gialla si fermasse, ma la mia voce era troppo flebile e non sovrastava il rumore della pioggia e del traffico urbano.
D’un tratto però, un taxi si fermò vicino a me e un uomo seduto al posto del passeggero aprì lo sportello e mi fece cenno di accomodarmi. Senza pensarci su salii.
<<buon Giorno signorina>> mi disse, sorridendomi, l’uomo seduto al mio fianco.
<<buon giorno>> Mi limitai a rispondere sorridendo e porgendo la mano destra. <<piacere. Mi chiamo Elisabhet, Elisabhet Russell>>
<<piacere mio Signorina Russell, io sono Tomas Wahiat>>
Sorrisi e mi aggiustai una ciocca di capelli mettendola a tacere dietro l’orecchio.
<<l’ho vista in difficoltà e ho pensato di condividere il Taxi con lei dato che a quanto vedo non ci sono molti Taxi liberi>>
Sorrisi, ma questa volta non per educazione, ma colpita dal gesto di galanteria.
Ero persa negli occhi scuri di quell’uomo così bello e affascinante, quasi da sembrare un Dio greco.
<<dove la porto?>> Mi risvegliò il tassista porgendomi la domanda.
<<alla Hall Street per cortesia->
Durante il tragitto il signor Tomas non fece altro che farmi complimenti, io non potevo non arrossire visibilmente e la cosa sembrava divertirlo.
Arrivati a destinazione non avevo alcuna voglia di scendere da quel Taxi, anzi per dirla tutta non avevo proprio voglia di abbandonare Tomas.
Feci per prendere la borsetta e mi cadde tutto il contenuto, il signor Tomas mi aiutò a raccogliere gli oggetti caduti sotto i sediolini dell’auto.
<<grazie>> lo congedai con un sorriso, poi guardai il tassametro e presi la giusta somma indicata, ma Tomas mi bloccò il polso con delicatezza, e poi con quella sua dolce voce mi disse <<non crederà davvero che la lasci pagare?>>
Ero alquanto imbarazzata, quando uscivo con dei ragazzi mi pagavano sempre la cena, ma nessuno mi aveva mai pagato il Taxi.
Ero indecisa se accettare o meno, ma mi rendevo conto che più aspettavo più il tassametro alzava il prezzo, così sorrisi e risposi <<la ringrazio veramente, spero che ci rincontreremo un giorno così potrò sdebitarmi con lei>>
Poi mi allontanai, estrassi le chiavi dalla borsetta e aprii la porta catapultandomi dentro l’edificio.
Arrivata all’appartamento 705, quello dove abitavo, appoggiai la borsa e le chiavi su di un tavolo di vetro.
Mi tolsi le scarpe e salii su in camera mia, mi spogliai e indossai degli abiti asciutti mettendo a lavare i vestiti bagnati.
Sistemai casa, mi asciugai i capelli, andai a cucinare e feci tutto quello che ogni essere umano su questa terra è solito fare. A differenza delle altre volte però, i miei pensieri non erano concentrati su banali preoccupazioni come la bolletta della luce, la spesa o cose del genere, al contrario avevano come punto fisso tutti un unico individuo..
Tomas Wahiat Ero rannicchiata verso l’estremità destra del divano, davanti al camino acceso e leggevo “Cime Tempestose”.
Era sorprendente che una ragazza come me impazzisse per quel libro, lo sapevo a memoria, ogni volta che lo finivo di leggere, cominciavo un altro libro e poi finito, mi lanciavo nuovamente nella lettura di questo meraviglioso classico.
Nella mano sinistra avevo una tazza piena di una calda tisana dimagrante, ogni tanto ne bevevo un sorso distrattamente; la mia mente era completamente assorta in quel libro, ero concentrata sulla comprensione di quelle parole, cercavo di non perdermi neanche una frase di quel meraviglioso libro scritto con un linguaggio così arcaico.
A volte pensavo al fatto che se non avessi fatto il liceo classico mi sarebbe stato difficile apprendere quei anaformisimi e quelle insolite parole che nel linguaggio comune nessuno più usa.
Era infatti quando leggevo questi grandi classici che ringraziavo quella maledetta scuola,
quelle maledette ora passate a studiare e quello odiose –e stramaledette aggiungerei- versioni di latino e di greco.
Però tutto sommato apparte la facile comprensione di un linguaggio antico e pieno di figure retoriche, il classico, nonostante fossi la più brava della classe, non mi aveva portato tanto avanti, infatti ero seduta su un divano di una splendida casa che però non potevo permettermi, perché non avevo lavoro.
Feci una risatina isterica al quel pensiero.
Fui però risvegliata dai quei miei assurdi pensieri, da qualcuno che venne a bussare alla mia porta.
Non aspettavo nessuno infatti ero leggermente sorpresa della visita, pensavo fosse qualche mio vicino che mi chiedeva dello zucchero un limone o cose del genere.
O magari pensavo fosse la mia migliore amica Rebecca che ogni tanto veniva a casa mia senza preavviso, e mi raccontava le sue ultime novità.. o per meglio dire le sue ultime scopate.
Lei infatti appena sentiva una benché minima attrazione fisica per qualcuno non si preoccupava del fatto che fosse sposato o che lo conoscesse appena, lei subito ci attaccava bottone per poi ritrovarsi a scopare in tutte le posizioni in una camera d’albergo; e poi? poi non sentiva più quell’uomo, che magari dopo aver passato ore di sesso sfrenato andava a casa dalla moglie o dalla fidanzata.
A lei non importava, andava bene così “sesso sesso e solo sesso, Fanculo alle cose serie”
Una volta, ricordo benissimo, un uomo di queste sue tante storie da un botta e via, sosteneva di essere innamorato di lei, la quale per liberarsi di lui gli disse che era lesbica e che la volta precedente era ubriaca.
Indubbiamente non è mai stata una “brava ragazza” da questo punto di vista, ma è un’amica fantastica, sempre disponibile dolce e non si è mai.. e dico mai scopata un ex e tantomeno un fidanzato delle sue amiche!
Infatti in questo era abbastanza positivo dato che ci sono tante amiche false che fanno le santarelline e poi aspettano il momento in qui ti giri per farselo ficcare in bocca dal tuo ragazzo.
In certe situazioni non so chi è più stronzo se il tuo ragazzo che ti tradisce o la tua amica che fa un pompino all’amore della tua vita.
Bhe evidentemente entrambi sono dei pezzi di merda!
Rebecca questo non lo farebbe mai.. e io l’ammiro, ho grande considerazione di lei anche perché.. si potrà sembrare molto strano e abbastanza patetico ma l’ammiro per il fatto che lei sia così libera da certi legami sentimentali, riesce a fare sesso con una persona appena conosciuta senza neanche affezionarcisi, io non ci riuscirei mai e un po’ la invidio.. anche se “invidiare” è una parola troppo grossa.
Ma anche io desidero poter scopare con una persona passare una notte di fuoco e poi andarmene la mattina come se niente fosse stato, ma con il solo ricordo di mani calde e di magari un orgasmo da collezione.
Ogni volta che mi facevo possedere da un uomo mi innamoravo di lui, ma questo il più delle volte voleva solo una scopata gratuita e mi lasciava ridandomi il cuore in mille pezzi.
Io non scoperei mai con una persona se non l’avessi conosciuta da almeno un paio di settimane.
Far possedere il mio corpo da un uomo appena conosciuto di cui conosco a malapena il nome, al quale poi il mio nome neanche interessa.. bhe non ci riuscirei.
Anche se per almeno una volta mi piacerebbe provare l’ebbrezza di un amore da una sola notte.
Mentre pensavo a queste cose mi incamminai verso la porta e non mi preoccupai affatto di com’ero vestita, e anzi di com’ero non-vestita, indossavo infatti un completino intimo nero di pizzo e poi una specie di giacca di lana lunga fino ai piedi grigia, la chiusi con le mani cingendomi la vita e mi specchiai velocemente allo specchio dell’ingresso, posto vicino alla porta, fortunatamente il trucco era ancora apposto e avendo una folta capigliatura di ricci biondi se li pettinavo o meno la cosa non si sarebbe notata, perciò aprii la porta e davanti ai miei occhi si presentò l’unica persona che non avrei mai e poi mai pensato di trovare.
Penso che anche lui avesse capito che ero felice di vederlo visto che senza il bisogno di guardarmi allo specchio, ero a conoscenza del fatto che i miei occhi brillavano come non mai, il viso era divenuto paonazzo e le labbra si erano distese in un lungo sorriso.
Sembravo una deficiente ma il fatto di vederlo mi rallegrava veramente tanto.
Sembravo una liceale alla sua prima cotta eppure io con quell’uomo ci avevo scambiato solo due parole dentro al taxi..
Tomas..
<<hey, scusami se sono venuto così a casa tua so che avrei dovuto in qualche modo avvertirti, hai quindi tutta la mia comprensione se mi sbatti la porta in faccia>>
Sbattergli la porta in faccia?!
Ma come osava pensare questo?!?
Con ancora stampato in viso un sorrisino ebete, lo feci accomodare in salotto davanti al camino.
<<non mi hai affatto disturbata è un piacere vederti.. posso sapere però il motivo di questo tua gradita visita?>>
Tomas Estrasse dal cappotto un libro.. anzi no un’agenda.. la mia agenda.
<<ho trovato questa vicino alla mia valigetta sul taxi.. ho pensato fosse tua sai non osato guardarci dentro non mi farei mai i fatti degli altri>>
Com’era dolce.
<<ti ringrazio veramente.. sei stato dolcissimo.. effettivamente si questa è la mia agenda senza di lei sono una donna persa, non so come fare per sdebitarmi>>
Lui mi sorrise, per un attimo vidi malizia nei suoi occhi poi sparì e l’espressione sul suo volto fu solo amorevole.
<<sorridimi>>
Un uomo che ti dice così non è perfetto?!
Incominciammo a parlare del più e del meno, del suo lavoro della sua famiglia.
In 20 minuti riuscii a sapere che il suo nome era Tomas Wahiat -anche se questo già lo sapevo- che aveva 34 anni, faceva l’avvocato, non era sposato e neanche fidanzato, la sua famiglia era originaria del Texas ma lui era nato a Phoenix. Si era trasferito qui a Los Angeles all’età di 12 anni.
Poi incominciammo a parlare di me, mi promise che avrebbe messo una buona parola per me per farmi trovare un lavoro, d’altronde avevo un curriculum eccezionale.
Gli preparai anche la cena visto l’ora e cenammo io e lui vicino al camino.
Ero persa nei suoi occhi così scuri quasi impenetrabili, la cosa che però mi spaventava che sotto quella maschera così amorevole mi sembrava scorgere malizia, lussuria e quant’altro fosse negativamente collegabile al sesso.
Ma evidentemente mi sbagliavo, forse ero io che volevo del sesso..
Finito di cenare mi aiutò a sparecchiare.. era tutto così perfetto, lo accompagnai alla porta gli porsi il suo capotto e gli dissi:
<<sono stata davvero bene mi è piaciuto tantissimo parlare con te>>
Lui mi sorrise: << anche io.. >>
<<non so come sdebitarmi>>
In quel momento cadde la maschera amorevole che aveva tenuto tutto il giorno come me.
Non era più quel Tomas che avevo conosciuto sul Taxi, quello con il quale avevo passato tutto il pomeriggio.
Quello era un altro Tomas, pieno di malizia e di desiderio, glielo si leggeva in faccia e forse se avessi abbassato lo sguardo sui suoi pantaloni ne avrei avuto la conferma.
Mi sentii cingere la vita. Non mi ero ancora cambiata ero rimasta con quella giacca di lana lunga.. Egli mi sbottonò alcuni dei bottoni e poggiò le sue calde labbra sul mio collo.
La mia schiena fu percossa da un brivido.
Lui mi voleva.. e io.. bhe non sapevo cosa volevo realmente io, ma capivo quello che voleva il mio corpo..lui
Con un calcio chiusi la porta che avevo aperto prima per far andare via Tomas.
Egli mi prese e mi fece sedere su una mobiletto vicino alla porta dove sopra era posto lo specchio.
Avevo le gambe aperte oramai mi aveva tolto la giacca ed ero rimasta in intimo, mi toccava le gambe ma non arrivava più su, non so se fosse per rispetto o perché mi volesse far impazzire, infatti desideravo una volta per tutte che la smettesse con quella dolce tortura; lo incominciai a baciare e a spogliare.
Eravamo entrambi troppo eccitati per salire le scale e arrivare su in camera da letto.. perciò sempre baciandoci ci trascinammo in salotto, mi buttò sul tavolo, i suoi movimenti erano così violenti quanto dolci e delicati.
Era una strana violenza fisica che io tanto desideravo e il mio corpo si eccitava sempre di più.
Quando entrambi rimanemmo in intimo egli mi tolse piano le bretelline del reggiseno, con una lentezza esasperante mentre lasciava caldi e umidi baci sul mio collo, sulle spalle, sul seno.
Era così terribilmente bello.
Il tavolo era duro così ci spostammo sul tappeto vicino al camino. Lui incominciò a baciarmi le gambe sfiorando con la lingua il linguine, poi delicatamente mi tolse le mutande di pizzo nero facendole cadere di fianco a noi.
Mi baciò dappertutto.. io ero rimasta completamente nuda, sfilai anche a lui l’ultimo indumento che aveva addosso, i boxer.
Li lanciai vicino al mio tanga.
Questa notte sarebbero stati vicini, si sarebbero posseduti.. come noi.
Mi penetrò dentro delicatamente, emisi un gemito; intanto mi baciava e leccava il collo e il seno.
Rimase a indugiare sul mio seno.
Godevo terribilmente urlavo per il troppo piacere, anche lui ogni tanto gemeva con me.
Era indubbiamente il sesso più bello che avessi mai fatto in vita mia.
Fuori pioveva. C’era la luna piena.
Le madri mettevano a letto i bambini. I padri raccontavano loro storie per farli addormentare.
Teenagers inviavano messaggini di buona notte al loro fidanzatino.
E io scopavo senza freno con uno sconosciuto.
Mi resi conto che non sapevo niente di lui, di come mi aveva potuto mentire in tutte quelle cose che mi aveva detto nel pomeriggio, d’altronde aveva una maschera.
Ma si vive una volta sola no?
Adesso anche io avrei avuto una storia da raccontare.
Adesso anche io avrei avuto una notte di passione da ricordare.
Adesso anche io mi sentivo libera da legami sentimentali. Volevo solo che quella notte non finisse, non mi importava se poi al mattino lui sarebbe andato a lavoro e chi l’avrebbe più visto, in quel momento ero sua, lui era dentro di me, eravamo un unico corpo, almeno per una notte. Mi bastava questo.
Nient’altro.. 
Aspettiamo..
Ma non siamo Capaci di aspettare..
Ci speventiamo di tutto e di tutto sappiamo
innamorarci
Ci annulliamo nei nostri desideri
Nelle note di mille canzoni ci perdiamo e con ogni istante
che muore moriamo anche noi...
Perchè d'istanti siamo fatti, nient'altro che distanti..
Aspettiamo domani per rimpiangere ieri
Tutorialing||
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